Bungaku Shoujo – Book Girl (commenti novel 1-3)

Seconda puntata con le mie vecchie recensioni (sempre meglio che far sparire tutto…). Questa volta si tratta dei primi tre romanzi della serie Bungaku Shoujo (negli USA “Book Girl”), da cui è stato tratto anche un film d’animazione.

Ho intenzione di rileggermi i volumi a breve, magari pubblicando anche un vero e proprio riassunto dei primi due volumi e, se possibile, del romanzo di riferimento di turno. Vedremo. In ogni caso, per fine gennaio è previsto il 4°.

I volumi di Bungaku Shoujo (Book Girl) sono disponibili in Inglese, e potete trovarli presso diversi stores online: io li ho trovati su Amazon.it, Ibs.it, e bol.it.

Impressioni preliminari primo volume, “Book Girl and the Suicidal Mime” (5 agosto 2010)

Ho comprato da poco “Book Girl and the Suicidal Mime”, traduzione inglese della light novel “Bungaku Shoujo to shinitagari no pierrot” di Mizuki Nomura, illustrato da Miho Takeoka. Non l’ho ancora finito, sono poco oltre alla metà, ma fino a questo punto si è rivelato essere un libro abbastanza carino. Il continuo citare di nomi di autori mi fa venir voglia di capire e leggere qualcosa di loro -in tutti i sensi-, ma farlo comporterebbe interrompere la lettura… Che dilemma.
Mi sono piaciute molto le illustrazioni a colori, tra l’altro. Hanno colori delicati, forse acquerelli. Quando ancora non ne erano stati comprati i diritti per la lingua inglese dalla Hachette, che l’ha pubblicato sotto il marchio di Yen Press, avevo visto da qualche parte delle immagini e me n’ero subito innamorata.
Non ho la competenza per fare una valutazione della traduzione, ma il testo è abbastanza scorrevole e piacevole.
A questo punto la parte più importante: la trama. Il protagonista, Konoha Inoue, è un liceale nonché autore di un bestseller, ma che in seguito a questo grande successo -c’è da dire che aveva pubblicato sotto lo pseudonimo di Inoue Miu- era andato in crisi, smettendo di scrivere. La co-protagonista, Tohko Amano, è un personaggio molto particolare: è una book-girl (bungaku shoujo, che in realtà significherebbe, se non erro, letteralmente qualcosa del tipo “Literary girl”), e per nutrirsi non ha bisogno di cibo ma di libri, racconti, manoscritti. Sì, mangia la carta. Entrambi fanno parte del club di letteratura della loro scuola, come unici due membri. Lei lo costringe a scrivere “spuntini” da divorare, ignara del fatto che davanti a lei ci sia l’autore di un libro decisamente famoso. Tutto inizia quando una ragazza chiede aiuto a questo squinternato club di scrivere per conto suo una lettera d’amore per il ragazzo di cui è innamorata…

Note aggiuntive:

Ogni volume di Bungaku Shoujo prende come base la trama di un romanzo della letteratura giapponese o occidentale. Nel primo romanzo, tutto ruota attorno al libro “Ningen Shikkaku” (in Italiano è pubblicato dalla Feltrinelli con il titolo “Lo squalificato”) di Osamu Dazai. Ningen Shikkaku narra la vita di un uomo che non riesce a comprendere i sentimenti umani: si costruisce nei primi anni di vita una “maschera” per nascondere la sua condizione, ma non riesce tuttavia a fare a meno di sentirsi rifiutato dalla società- cadendo in una spirale rovinosa in cui coinvolge anche chi gli sta attorno.

Per farvi intendere quanto profondamente la trama di BS1 sia legata al romanzo, basterà dire che la prima fase è una citazione testuale dal primo “taccuino” dello Squalificato.
Book Girl and the Famished Spirit (22 marzo 2011)

L’unica cosa particolarmente interessante che io abbia fatto in questo periodo è stato leggere Book Girl and the Famished Spirit, ovvero il 2° volume della serie di Book Girl, di cui avevo parlato anche in uno dei miei precedenti post.
Avverto in anticipo, ci saranno diversi spoiler.

La struttura del romanzo è rimasta invariata rispetto al precedente. Un libro come base, in questo caso Cime tempestose, un paio di colpi di scena, e stessa alternanza della narrazione. Ma entriamo un poco di più nei particolari.
Se da un lato questa “ripetitività” può risultare piuttosto irritante- sin dall’inizio si intuisce che c’e qualcosa di già visto-, d’altra parte la storia passata di Konoha inizia ad insinuarsi sempre più insistentemente nella trama. Già sappiamo dalle prime premesse del primo volume che, in passato, aveva scritto quasi per scherzo un romanzo; lo pseudonimo che aveva utilizzato, Miu Inoue, prendeva in prestito il nome di una ragazza a lui particolarmente cara; questa misteriosa Miu, si accennava nel primo volume, si sarebbe buttata dal tetto della scuola, accusandolo di qualcosa.
Qui si solleva un po’ la nebbia, ma solo per lasciare il posto alla notte: la motivazione dell’estremo gesto risiederebbe nel fatto che Konoha, vincendo il premio letterario che gli aveva permesso di pubblicare il suo romanzo, le aveva “rubato il suo sogno”. Miu, infatti, amava profondamente inventare e raccontare storie, che raccontava poi a Konoha, che, per “imitarla”, aveva deciso di provare a scrivere una storia e di inviarla. Ma la cosa rimane ancora piuttosto oscura; a questo punto non posso fare altro che incrociare le dita, sperando che la serie non venga interrotta negli USA, ed aspettare che escano i prossimi volumi.
Per quanto riguarda il resto, mi ha colpito la caratterizzazione che è stata data a Maki (una ragazza con un particolare interesse nei confronti di Touko), ben più oscura di quanto potessi aspettarmi. Per quanto rigurda invece Nanase, la compagna di classe di Konoha, non so se essere felice o meno del fatto che sia ormai sicuro al 100% che rientri nel classico personaggio tsundere.
Non credo di aver mai espresso qui il mio parere sugli stereotipi nei prodotti giapponesi come manga, anime e light novel. Farò una breve digressione.
Secondo me, non è sempre possibile caratterizzare un personaggio come si vorrebbe, per mancanza di spazio, o per motivi legati al mezzo espressivo; a volte, piuttosto che rendere un personaggio piatto e senza personalità, trovo che sia necessario ricorrere a personaggi-tipo, e che, anzi, in alcuni casi ciò porti ad inquadrare meglio il personaggio, capire ciò che ci si possa aspettare da esso.
Nel caso di Nanase, si tratta di un personaggio che finora ha avuto un ruolo piuttosto marginale; se non avesse queste chiare caratteristiche tsundere, probabilmente avrebbe un ruolo ancor meno in risalto. Tuttavia, di personaggi tsundere se n’è visti fin troppi; la colpa non è di nessuno, ma alla fin fine dispiace un po’ vedere una schiera infinita di personaggi con un carattere fin troppo simile. Sia chiaro: a me i personaggi tsundere non dispiacciono.
Comunque, tornando a Maki, ho apprezzato che sia stato approfondito il suo carattere con lati anche piuttosto ambigui, con questo suo ruolo tutt’altro che marginale; mentre mi sono divertita molto con Ryuto (sorta di fratello di Touko)… Un personaggio masochista, non ne avevo visti ancora molti!
La caratterizzazione dei personaggi che appaniono solo in questo volume, invece, mi sono sembrati un po’ meno incisivi… Non saprei bene come spiegarmi. Quello che sembrerebbe per tutto il tempo l'”antagonista”, il tutore della giovane ragazza anoressica, Hotaru, attorno alla quale si sviluppa la trama, in realtà appare solo per un breve tratto “in persona”, nell’azione vera e propria. Hotaru stessa mi è sembrata un po’ troppo “fuori campo”, nonostante la sua presenza fosse ben più costante rispetto a Kurosaki, il tutore. Ma questa caratteristica un po’ “fumosa” della parte mistery del romanzo non era assente nemmeno nel primo. Probabilmente è dovuta alla narrazione in prima persona…
La qualità delle illustrazioni non è minimamente calata. Ho trovato molto bella l’illustrazione a due pagine con Konoha e “Kayano” a scuola di notte.
Insomma… Il libro l’ho apprezzato tanto quanto il primo, nonostante le pecche. Certo, molti potrebbero rimanere delusi da questa struttura di base praticamente uguale rispetto al precedente volume; ma, vista l’insistenza sui trascorsi di Konoha, credo che questa serie possa presentare ancora molte novità nei prossimi libri. Consigliato quanto il primo, se si cerca qualcosa di carino ma non troppo pesante, e che magari offra spunti di lettura.

Note aggiuntive:

Ribadisco che il romanzo preso d’esempio questa volta è “Cime tempestose”. E con questo ho detto tutto.

 

Book Girl and the Captive Fool (28 ottobre 2011)

Anche se ho terminato la lettura del terzo volume di Book Girl da un po’, non ho ancora avuto modo di parlarne. Man mano che la serie prosegue, attendo con maggior ansia ogni nuovo volume (e siamo solo al 3): questa estate ho avuto dei sogni piuttosto sconcertanti in cui, a grandi linee, andavo nella fumetteria che frequento di solito, e non solo trovavo delle pile enormi di Book Girl 3 -cosa impossibile, sia perché non ordina mai così tanti volumi, sia perché non porta fumetti in inglese, figuriamoci romanzi- ma, addirittura, questi volumi avevano circa 500 pagine -impensabile.

Ma passiamo al romanzo. Questa volta il titolo attorno a cui ruota la narrazione è “Yūjō” (ovvero “Amicizia”) di Mushanokoji Saneatsu, che, purtroppo, non mi è possibile apprezzare in quanto mai tradotto né in Inglese, né in Italiano. Tuttavia, da quanto ho capito, la storia parla di due amici: uno, Nojima, innamorato -quasi fino all’ossessione- della giovane Sugiko, ed il suo migliore amico, Omiya, di cui è a sua volta innamorata Sugiko; il conflitto interiore di Omiya viene portato avanti, diviso a metà tra la fedeltà verso l’amico e l’amore della ragazza.

****ATTENZIONE SPOILER! Riassunto di parte della trama!****

Questa volta, Touko decide di metter su una recita del club di letteratura per il festival della cultura: ha intenzione di rappresentare Yūjō. Ovviamente, anche Konoha viene coinvolto, suo malgrado; inoltre, dopo aver beccato un compagno di classe di Konoha, Akutagawa, mentre tagliava un libro della biblioteca -non il primo episodio di simili danneggiamenti del materiale- anche questi viene trascinato nel cast, assieme a Kotobuki Nanase (dei cui sentimenti Konoha ancora non ha capito ‘na mazza) e a Takeda, personaggio centrale del primo volume -la “squalificata”. A movimentare ulteriormente la vita di Konoha è Sarashina, una bella ragazza che si rivolge a lui dicendo di essere la ragazza di Akutagawa; Konoha inizia quindi ad indagare sul rapporto tra i due, ma non va a finire molto bene: Akutagawa è meno calmo e controllato di quanto sembri e Konoha, terrorizzato da uno scatto di violenza di colui che costituiva la sua unica, per quanto superficiale, amicizia, se ne allontana, con grande preoccupazione per Touko. Come già sappiamo dai precedenti volumi, a causa di un evento, dovuto alla pubblicazione del suo primo romanzo, che aveva coinvolto la ragazza di cui era innamorato, Konoha aveva subito una sorta di shock e si era chiuso in casa per un certo periodo di tempo. Gli sviluppi del suo rapporto con Akutagawa lo portano a considerare nuovamente tale possibilità, ma, non volendo far preoccupare i genitori e Touko, decide di tener duro e di evitare Akutagawa per quanto possibile, nonostante i due si debbbano trovare per provare la recita. Akutagawa ha il ruolo di Omiya: e in questo personaggio si riconosce particolarmente. Veniamo infatti a sapere che si trova in un classico triangolo -o almeno così pare- che coinvolge Sarashina e un suo senpai del club scolastico di kyudo che frequenta. Apparentemente, lui avrebbe “rubato” Sarashina al suo senpai, che avrebbe reagito arrivando addirittuta a picchiare Akutagawa stesso: quest’ultimo non reagisce nemmeno alle botte, che crede di meritare. In realtà, veniamo a sapere che la questione è un po’ più complicata (semplificherò un pochino): si ritornerebbe ai tempi delle elementari, in un altro triangolo in cui, però, questa volta è lui l’elemento conteso tra la piccola Sarashina e un’altra bambina; contrasti erano sorti tra le due anche perché Akutagawa aveva creduto che la seconda fosse vittima di bullismo da parte di Sarashina, un malinteso che aveva ulteriormente peggiorato i rapporti tra le due bambine. Nel frattempo, l’altra bambina si trasferisce in una nuova scuola.
Passati alcuni anni, Sarashina, che aveva conosciuto il senpai di Akutagawa e più tardi iniziato ad uscire con lui proprio perché presentato dal ragazzo, ma che in realtà non aveva mai smesso di amare Akutagawa, fa credere a quest’ultimo di essere stata picchiata dal fidanzato; Akutagawa, sentendosi responsabile sia per la questione del senpai che di quella risalente all’infanzia, inizia quindi a fingere di stare con Sarashina. Touko riesce, però, a ricomporre i pezzi del puzzle: non è stato Akutagawa, a parte la volta in cui era stato colto in flagrante, a tagliare diversi libri, bensì Sarashina, che, messa all’angolo da Akutagawa -che vuole smettere di fingere e di mettere a posto per via dei sensi di colpa le situazioni problematiche che lei provoca,- tenta il suicidio, ma viene salvata in tempo dai nostri. Durante la rappresentazione di Yūjō, Akutagawa ha dei seri problemi -che già aveva riscontrato durante le prove- a pronunciare una frase di Omiya che più delle altre gli ricorda i suoi trascorsi sentimentali, ma Touko, che sostituisce Kotobuki -malata all’ultimo minuto- interviene e, esprimendo il suo parere sul rapporto tra lui e Sarashina e su quanto gli è accaduto, mascherando il tutto sotto forma di racconto pronunciato da Sugiko, riesce a farlo sbloccare, e la recita si conclude felicemente.
Durante tutto il romanzo, Akutagawa spedisce costantemente alcune lettere in cui spiega il suo disagio ed i sentimenti che non riesce ad accettare. Ma a chi? Alla madre ammalata, come lui affterma? A qualcun altro?
Lo shock arriva infatti nelle ultime pagine. Veniamo a scoprire che c’è una ragazza all’ospedale a cui Akutagawa spediva costantemente lettere, l’unica persona di cui è innamorato davvero: Miu, la ragazza di cui era innamorato Konoha, che era stata più volte vista durante i flashback del ragazzo saltare giù dal palazzo della scuola! Non aveva mai accennato alla sua morte, ma solo al suo salto, infatti…

****FINE SPOILER****

Insomma, l’autrice ha fregato tutti quanti per bene.
Ma passiamo ai mie pareri. Lo sviluppo della trama è sì contorto (e mi scuso per l’ancor più contorto riassunto), ma sicuramente non ai livelli del precedente, che del resto contava, come romanzo ispiratore, Cime tempestose. Le citazioni letterarie sono abbastanza corpose, senza contare che Yūjō non è l’unica opera dell’autore che viene nominata, e vengono fatti diversi interessanti (beh, se l’argomento interessa come a me) accenti a proposito della letteratura giapponese di inizio Novecento. Il finale del romanzo promette ulteriori sviluppi della trama generale della serie, che a questo punto sembra portare a momenti carichi di drama.
Dal punto di vista dei disegni, come al solito sono molto ben fatti (da vedere i personaggi vestiti secondo la moda del periodo Taisho, per me è stata una delle parti migliori <3), con un buon uso dei colori acquerellati, anche se l’illustrazione in copertina mi convince solo in parte (per via della lunghezza delle braccia di Touko, secondo me un tantino troppo lunghe).

Il prossimo volume, il 4°, che uscirà tra gennaio e febbraio 2012, avrà come “base” “Il fantasma dell’opera”, che spero di leggere il prima possibile. Book Girl resta, comunque, una delle mie fonti maggiori di titoli che altrimenti non avrei considerato, o almeno non così presto. Mi sono già messa avanti per il 5° volume, avendo letto “Una notte sul treno della Via Lattea” (trad. it. della Marsilio di Ginga tetsudō no yoru), che è una raccolta di racconti davvero niente male: Miyazawa Kenji, l’autore, è uno scrittore interessante, e alcuni pezzi sono davvero toccanti ed interessanti.

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